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Le colture autunno-vernine rappresentano una risorsa chiave nei sistemi foraggeri moderni.
Seminate tra settembre e novembre e raccolte tra aprile e giugno, queste colture consentono di sfruttare al meglio il periodo invernale, garantendo una produzione di foraggio precoce, ricca di energia e con un’ottima qualità nutrizionale.
Nel contesto della zootecnia da latte, i foraggi autunno-vernini assumono un ruolo centrale per:
aumentare l’autosufficienza alimentare aziendale,
ridurre la dipendenza da foraggi acquistati,
migliorare la gestione delle rotazioni e la fertilità dei suoli.
In Italia, l’interesse per queste colture è cresciuto in modo significativo negli ultimi dieci anni, grazie alla possibilità di inserirle nei sistemi a doppio raccolto (es. loietto – mais o triticale – sorgo) e al loro contributo alla sostenibilità.
Ma quali sono le alternative più valide per un foraggio autunno-vernino? Ci troviamo di fronte a decine di possibilità, e spesso la scelta è guidata più dall’abitudine e dalle indicazioni dei tecnici sementieri che da una reale conoscenza e comprensione delle dinamiche aziendali ed economiche dietro a questi foraggi.
In questo articolo quindi illustreremo le principali colture che ricadono sotto la definizione di “foraggio autunno-vernino”, suddividendolo in tre parti (dal punto di vista colturale, dal punto di vista economico e dal punto di vista nutrizionale), cercando di rispondere alla domanda fondamentale:
Ma quindi cosa semino quest’anno?
Loietto italico (Lolium multiflorum)
È la specie più diffusa in assoluto.
Garantisce rese elevate (6–8 t SS/ha) e un foraggio di alta qualità, particolarmente indicato per l’insilamento o il fieno fasciato.
Ha un rapido sviluppo e una grande capacità di ricaccio, adattandosi perfettamente ai climi temperati e umidi del Nord Italia.
Cereali vernini
Comprendono frumento, orzo, triticale, avena e segale.
Sono colture rustiche, con buona tolleranza al freddo e adatte anche ad ambienti più siccitosi o marginali.
Rappresentano una valida fonte di fibra strutturante nella dieta delle vacche da latte, ma con un contenuto proteico inferiore rispetto al loietto.
Possono essere seminati in purezza o in miscugli di più cereali. Se li uniamo ad altre specie non cerealicole parliamo invece di:
Mix graminacee-leguminose
L’associazione tra specie (ad esempio triticale + veccia o loietto + pisello) consente di combinare i vantaggi nutrizionali e agronomici di entrambe le categorie.



La domanda fondamentale quindi rimane: cosa è meglio seminare per la mia azienda?

Caratteristiche colturali e criticità agronomiche
Loietto: sicuramente la più versatile tra le alternative che stiamo prendendo in considerazione. Secondo i dati ISTAT nel decennio 2008-2018 la superficie coltivata a loiessa è aumentata del 35%.
Un aumento sicuramente non casuale: il loietto infatti è una pianta poliedrica, in grado di produrre foraggio di qualità per le nostre bovine da latte con molteplici usi e una finestra di raccolta eccezionalmente ampia.
Senza addentrarci troppo nelle caratteristiche di campo, evidenziamo che l’epoca di semina preferita è il tardo autunno. Il loietto infatti tollera bene gli inverni rigidi, e non è altrettanto tollerante nei confronti della siccità e delle alte temperature. È inoltre sensibile alle semine troppo tardive ed ai ristagni idrici.
Può essere destinato a pascolo, a sfalcio verde oppure per fieno secco, fieno fasciato e insilato.
La sua finestra di raccolta va dalla metà di aprile (nei climi più favorevoli) fino a metà giugno.
Un giusto equilibrio ci consente di avere una resa ottimale con un prodotto di qualità. Una raccolta a inizio stagione è suggerita a chi ne voglia sfruttare l’elevata capacità di ricaccio per effettuare un secondo sfalcio a inizio estate (ottenendo un eccezionale fieno per asciutte). Grazie alla sua precocità è la scelta ideale per le aziende che vogliono liberare presto il terreno per la semina del mais di secondo raccolto.
Cereali: la scelta ideale per le aziende che vogliono garantirsi un’elevata produzione di biomassa e di sostanza secca. Sia in purezza che in mix i cereali garantiscono un elevato sviluppo vegetativo, con una conseguente buona resa.
Rispetto al loietto sono meno sensibili alla siccità, ma mal tollerano i terreni troppo ricchi di sostanza organica o con eccessive concimazioni azotate, fattori che portano facilmente all’allettamento della coltura.
La loro finestra di raccolta è più ristretta, in quanto uno stadio di maturità eccessivo compromette la digeribilità e la qualità del prodotto ottenuto. In caso di primavere calde e siccitose la loro maturazione “corre” parecchio, rendendo la prontezza in raccolta un fattore determinante per la buona riuscita del cantiere.
Attenzione poi alla scelta delle varietà: le specie più tardive potrebbero portare ad un ritardo nella liberazione del terreno e nell’eventuale semina successiva del mais di secondo raccolto.
Mix con leguminose: il loro punto di forza è anche la loro più grande debolezza. L’eterogeneità di questi miscugli infatti consente di avere contemporaneamente in campo essenze diverse che contribuiscono a coprire vari aspetti agronomici. Le graminacee infatti fanno da sostegno alle leguminose, che dal canto loro sono azoto-fissatrici, apportando N organico al terreno sfruttabile dalle altre specie. La consociazione di specie diverse inoltre contribuisce a “tappezzare” il terreno soffocando le infestanti (cosa che non succede nelle colture di soli cereali, in cui si rende necessario un intervento di diserbo).
Tuttavia graminacee e leguminose hanno finestre di maturazione e di raccolta diverse, a volte non compatibili, portando a privilegiare una rispetto all’altra (consigliabile privilegiare la leguminosa, più precoce, rispetto al cereale). Inoltre, condizioni climatiche avverse per una delle due colture portano al prevalere dell’altra essenza, con effetti deleteri per il mix.
Ad esempio primavere umide e piovose con ristagni idrici portano il cereale in sofferenza, con la veccia che va a sviluppare una biomassa eccessiva, soffocandolo e rischiando l’allettamento.
D’altra parte, dal punto di vista agronomico le leguminose arricchiscono il terreno di N e lo liberano relativamente presto, favorendo la coltura successiva (principalmente mais di secondo raccolto).
Aspetti economici
Spesso trascurato, il bilancio economico è ciò che definisce poi il reddito di una moderna azienda da latte.
In questo contesto, l’alimentazione rappresenta tra il 50 ed il 70% del totale dei costi operativi. Per questo non possiamo permetterci di ridurre il costo di produzione di un foraggio ad un singolo costo universale.
Ogni azienda rappresenta una realtà a sé, con caratteristiche proprie, a partire dalla manodopera e dai macchinari, arrivando alle specifiche tecniche utilizzate in agricoltura.
Uno studio condotto all’Università di Piacenza nel 2020 cerca di definire quali sono i costi reali attuali ad ettaro per le principali colture prodotte internamente in azienda. Ne è risultata la tabella seguente:

Come si può notare, in termini assoluti il costo/ha più basso appartiene al loietto, mentre i costi più alti vanno ai miscugli e cereali (principalmente dovuti al maggior costo delle sementi).
Tuttavia va sottolineato come, rispetto al costo per tonnellata di sostanza secca prodotto, la coltura più efficiente sia il cereale vernino. Ciò è dovuto principalmente al fatto che, tra queste tre alternative, il loietto è la meno produttiva in campo, con rese pari a circa il 60% di quelle ottenibili con cereali e miscugli.
Non ci resta quindi che affrontare l’ultima parte, ovvero:
Aspetti nutrizionali
Perché questa parte è così fondamentale? Perché se è vero che l’economia di campo è importante, è anche vero che tutto ciò che coltiviamo lo dobbiamo poi somministrare ai nostri animali, che lo convertiranno in latte.
Siccome il latte è poi il vero reddito dell’azienda, se ciò che diamo alle vacche da mangiare è inefficiente, questo inficia ogni altro ragionamento pregresso.
Nella tabella seguente vengono illustrati i risultati medi riscontrati per le varie colture in esame:

Come si può notare, i valori migliori dal punto di vista nutrizionale per le bovine da latte sono stati ottenuti con i mix di cereali e leguminose, seguiti dal loietto e infine dagli insilati di cereali in purezza.
I dati qui presentati sono ovviamente indicativi e dipendono da molteplici fattori, tra cui principalmente varietà, epoca di raccolta e stadio vegetativo.
Parametri conclusivi
Quindi, tornando alla domanda iniziale: cosa conviene seminare?
Da ciò che abbiamo visto non c’è una risposta sicura per tutti: dipende molto dalle esigenze aziendali, dal tipo di terreni a disposizione, dalle colture successive da mettere in atto, dalla disponibilità di altri foraggi, dalle tecniche di raccolta che si vogliono mettere in pratica…
Loietto: scelta giusta per chi vuole un raccolto precoce, per chi predilige la qualità alla quantità e che non vuole vincoli sulla raccolta. Il loietto ha una finestra ampia, si presta eccezionalmente bene sia alla fienagione (sia secca che fasciata) che all’insilamento (sia mediante pre-appassimento in campo con successiva trinciatura che con trinciatura diretta).
Grazie all’elevata capacità di ricaccio, è possibile ricavarne un secondo taglio quantitativamente importante.
I costi di impianto sono contenuti e ha poche criticità metereologiche, adattandosi ad una grande varietà di terreni.
Cereali: scelta giusta per chi vuole fare più biomassa e ha a disposizione fonti proteiche autoprodotte alternative (insilati di medica o di soia) e vuole quindi concentrarsi sull’energia.
Pone alcuni vincoli di concimazione (da evitare su terreni eccessivamente ricchi di sostanza organica) e di raccolta (finestra relativamente breve). Inadatti alla fienagione secca (se non in stadio vegetativo precoce), non pongono particolari problemi in insilamento, effettuabile senza problemi sia con pre-appassimento che con trinciatura diretta.
Mix di cereali e leguminose: scelta giusta per chi vuole sperimentare e per chi vuole una fonte proteica autoprodotta. Giusto compromesso sulle rese, costi di impianto simili a quelli dei cereali, finestra di raccolta relativamente ridotta (generalmente più precoce rispetto a quella del cereale in purezza).
Mal si prestano alla fienagione secca, adatti a produrre foraggio fasciato oppure insilato. Unico rischio in raccolta legato alle leguminose: con il pre-appassimento bisogna prestare attenzione a non perderne le foglie.
